La Chiesa di San Gottardo - Arte

Sul lato Est della Chiesa si erge  IL CAMPANILE ( 1680) alto una ventina di metri

e appoggiato alla fiancata dove il muro segna due grandi archi occlusi, forse prova di cappelle gotiche eliminate nel volgere dei secoli.

Entrando nella Chiesa ci immergiamo con stupore in un’atmosfera mistica: pare di sentire l’eco di antiche voci oranti.

La volta a crociera ha archi che poggiano su capitelli di tufo ben lavorato.

Sulla parete di destra affreschi, che furono imbiancati dopo la peste del 1628 per disinfezione.

 

Sopra l’altare maggiore, dentro a un manto regale di vajo e d’amaranto è raffigurato S.Gottardo in gloria, col pastorale ed una vistosa dalmatica rossa.

Alla sinistra, su un altarino un quadro ottocentesco raffigurante S.Orsola trafitta da Attila ( secondo altra fonte storica si tratterebbe di S.Cunegonda, con la corona in capo, trafitta da una freccia. Sposa dell’imperatore Enrico II di Baviera (i cui legami di stima con San Gottardo sono noti)  rimasta vedova si ritirò nel monastero di Kaufungen dove morì nel 1039 per una saetta mandatagli dal maligno).

Dietro l’altare vi è una “  nicchia” tabernacolo nel quale, secondo il Niccolini che scriveva nel 1877, ” si conservano religiosamente un teschio ed un lungo chiodo di ferro conficcato nel cranio”; di tale macabra reliquia si è persa traccia.

Accanto si nota un affresco datato 1428 con immagine di Santa Redegonda.

Vissuta nel VI secolo in Turingia, fu schiava e poi moglie di re Clodoveo.

 

Dopo l’uccisione del padre, Bertario, e dei fratelli Baderico e Clotacario, lasciato il consorte si era ritirata in convento ricevendo il velo di diaconessa da S.Medardo.

Lo studioso Gianfranco Cuttica di Revigliasco in proposito scrive: “Sotto lo strato affrescato con S.Redegonda, appare un secondo strato piu’ antico con una Santa dal velo bianco, variamente sagomato sul capo e un frammento di un probabile vescovo benedicente (una parte è nascosta sotto l’intonaco della Santa), entrambi ascrivibili all'i’izio del XV secolo e genericamente accumulabili alla cultura degli affreschi absidali di S.Eusebio a Fabiano.”

Lo stesso studioso, sugli affreschi principali della parete destra della chiesa:” S.Agata, affresco poco visibile per lo sporco e l’affioramento di sali. La finta cornice dipinta è probabilmente posteriore(…).

Le ciglia arcuate e la morbidezza della modulazione delle ombre sul viso la ricollegano all’affresco che segue sulla stessa parete e che rappresenta al centro la Madonna col Bambino su trono sormontato da angeli musicanti (mentre gli angeli seduti sulla predella sono frutto di un intervento successivo); ai lati San Lorenzo e San Defendente (pure racchiusa in una cornice successiva).

Stilisticamente tali affreschi sembrano derivare da un momento della cultura artistica del Casalese, collocabile quindi tra la produzione del Macrino e quella dello Spanzotti ma con riferimenti ancora alla cultura precedente…” ( e fa riferimenti alla Madonna di Crea – Cappella di Santa Margherita e agli affreschi di San Pietro Martire di Morano).

“Parete di fondo: nella parte sinistra è visibile per metà una Madonna allattante seduta su trono  ligneo con alle spalle un drappo damascato” (seconda metà del XV secolo). Al centro questo pregevole affresco di Santa martire.

 

IL NUOVO ALTARE

Davanti al tradizionale altare è stato collocato un nuovo altare più rispondente alle moderne esigenze liturgiche; a sottolineare il legame tra la Cementi Victoria e la Chiesa di San Gottardo, nel 2002, per celebrare il cinquantennio di matrimonio, è stato realizzato (dall’artista trinese G.Albertone) e donato dall’ing. Eugenio Piazza e dalla moglie Maria Luisa(titolari della Cementi Victoria) l’altare in marna calcarea di Verrua Savoia,( cava dismessa della Cementi Victoria- oggi geosito e luogo di richiamo legato alla Rocca di Verrua ed alla Fondazione Eugenio Piazza) , che ricorda il lavoro nelle cave sotterranee del Monferrato.